
Qui sul ponte della nave ormai non si può più nascondere, la notizia.
Quella del nuovo arrivo. Previsto, si dice, per fine luglio.
Io ho fatto finta di niente per un po'. Ma ora, che la pancia di chi mi sta vicino è sempre più grossa, non posso più dire che è a causa delle nuove trattorie che stiamo scoprendo.
Si, un nuovo arrivo.
E siccome so che come tutti i genitori mi rincoglionirò, e diventerò pesante e sordo, certe cose preferisco dirle ora, che ne rimanga traccia scritta e prova inconfutabile.
Caro sputino ... si, ehm, è il soprannome che ti è stato dato prima di nascere, ma non preoccuparti, nessuno voleva veramente chiamarti così: è solo il soprannome che hai avuto i giorni in cui eri dentro la pancia della mamma, alla bell'e buona adibita a monolocale ..
Caro Giovanni (così va meglio, vero?), dicevo, due o tre cose è bene che tu le tenga presente.
E che tu stesso me le faccia leggere, quando io stesso (lo so, lo so che lo farò) le negherò, come ogni genitore fa crescendo e non sapendo più che pesci prendere davanti alla crescita impetuosa e minacciosa dei propri figli.
Cerca di essere libero. Pensa con la testa tua, e non con quella di altri.
Gli occhi non ce li può sostituire nessuno. Il pensiero, meno che mai.
Però fidati di chi ti senti di fidarti, perchè è vero che "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio" (chissà se questo proverbio andrà anche tra qualche anno), ma fidarsi della persona giusta spesso salva. E se non è giusta, lo capirai, ci sbatterai contro, perderai delle cose, del tempo, magari anche dei soldi, perderai la strada, ma lo capirai, e ritornerai a correre.
Però, prima di capire che la persona è quella giusta, ce ne vuole.
Ci vuole tempo. E prove che solo tu capirai di avere tra le mani. Ma non confondere speranza e intuito: a volte, lo capiamo da noi, quello che non vorremmo sapere.
Ecco, concediti tempo.
Niente di buono si fa in poco tempo. Tutto è costruzione, spesso lenta, spesso tortuosa. Non sempre il senso è chiaro, della strada che si percorre.
Bisognerebbe (io non so farlo, ma so che sarebbe bello saperlo fare) bisognerebbe, dicevo, percorrere metro per metro e non domandarsi troppe cose: vivere quel metro, come se fosse il primo e l'ultimo, sapendo bene che non è nè il primo e, molto probabilmente, neanche l'ultimo.
Vivere il presente, il "qui e ora", come dice di fare il buddismo zen, che è la religione che il tuo papà ha abbracciato, anche se da poco e, comunque, in modo molto occidentalizzato e ancora frammentario, pur sapendo che quella è la sua strada e la sua religione.
A proposito di religione, devi sapere che negli anni in cui sei nato tu la gran parte dei rappresentanti della religione cattolica, quella che va per la maggiore in Italia, sta cercando di oscurare la libertà: ci stanno dicendo loro cosa è giusto, cosa è vero, cosa bisogna fare, come bisogna pensare.
Con la scusa dell'amore per la verità, che però credono di detenere solo loro. Sai che le religioni diverse dalle loro le hanno definite forme di superstizione?
Pensa quanto disprezzo dimostrano per quelli che non sono come loro. Quando la diversità, il confronto, il guardare insieme alle cose, sia pure da diversi punti di vista, è il sale della conoscenza e del progresso.
Ci stanno mettendo, invece, uno contro l'altro. Ci stanno dividendo.
Tutto, probabilmente, per un gioco di potere. Per avere il controllo delle coscienze e del pensiero.
Un pensiero controllato è sempre meno vigile davanti alle prese di potere. (E potere vuol dire anche denaro: non hai neanche idea di quanto denaro circoli, nel Vaticano e nelle organizzazioni religiose, soprattutto quelle dedite agli appalti pubblici, alle scuole, alla sanità).
Tu stanne lontano, dal potere, e dal controllo del pensiero.
Il potere, quello giusto, è quello che si ha su di sè. Nessuna organizzazione, laica o religiosa, nessun partito, nessun sindacato, nessuna compagnia di alcun tipo, e tanto meno nessun programma televisivo, e forse anche nessun giornale, può sostituire la tua testa.
Sbaglia, ma fallo tu. Recuperando anche la libertà di sbagliare. Ma fallo tu.
Un pensiero libero è anche in grado di sognare. E sognare è importante.
Su questo, bisogna capirsi per bene, altrimenti rischio di dirti una cosa pericolosa e fuorviante.
Proprio il buddismo combatte contro le illusioni e i sogni.
Ma sognare, nel verso giusto, non vuol dire illudersi. Sognare vuol dire pensare che una realtà diversa e migliore di quella che si vive può esserci. E adoperarsi per realizzarla. Sognare nel verso giusto vuol dire mettersi alla prova davanti alle sfide, cercarsele, quelle sfide, e cercare di vincerle, o per lo meno di combatterle e non avere nulla da rimproversarsi alla fine della partita.
Io avevo (e ho tuttora) una passione grande, forte. Quella per la ricerca, per l'insegnamento, soprattutto quello universitario.
A me le cose sono andate come non dovevano andare, ma non è di questo che ti voglio ora parlare (ti annoierei parlandoti delle delusioni avute nella ricerca universitaria)
Ti voglio dire che so cosa significa innamorarsi di una cosa, di una idea, di una attività, sentirsi come chiamati, da una forza più grande di tutte. Una forza che fa scomparire ogni stanchezza e ogni dubbio.
Quella è la forza della passione. Che può essere diretta verso molte cose. Passione per lo studio, per uno sport, per la musica (altra mia passione), per le arti, per la scrittura, per fare l'idraulico, per fare il carrozziere e per fare l'informatico.
Non conta l'oggetto della passione, ma la passione, in sè.
Ecco, non tutti hanno passione. Chi ce l'ha deve sapere che è detentore di un dono enorme e, se possibile, saperselo godere fino in fondo, quel dono, e sperare di avere la fortuna (che io non ho avuto) di fare diventare quella passione un mestiere, un lavoro, e conviverci tutto il giorno.
Se, poi, non sarà così, pazienza, la passione rimane, è sempre bello averla, e si va verso altre strade.
Intendiamoci: la passione occorre saperla controllare. Non si può rimanerne schiavi. La passione è al servizio di noi, e non noi al servizio della passione. E deve essere comunque indirizzata verso qualcosa di utile, di socialmente utile e gradevole. Tanto per fare un esempio, la passione per l'alcool o per le droghe non è vera passione, almeno nel senso in cui la intendo io. Che utilità e progresso sociale porta?
Io sono un grande amante della metafora sportiva, soprattutto di quella calcistica (non mi dispiacerebbe andare insieme a vedere qualche partita della nostra squadra...ammesso che tu tiferai per la Juve).
Per me lo sport, e ancora di più il calcio, quello spontaneo e genuino delle partitelle sui campetti, non il calcio commerciale della serie A e dei giocatori divi e stupidi, è una vera palestra di vita.
Vedi, ti ho parlato spesso dell'importanza di giocarsi le partite. Si gioca per vincere. Si deve avere la forza, quasi l'incoscienza, e io coraggio, di giocare le partute per vincerle. Altrimenti meglio non giocarle proprio.
Ma non sempre si vince. Anzi, ti dico una cosa, spesso sembrerà, anche a te, di perdere.
Non è così. La vittoria non è mai definitiva, come la sconfitta.
Poi, però, a un certo punto, spero tu capirai una cosa: che non è tanto importante vincere, ma giocare, e che giocare è già, in qualche modo, vincere. Il vero sconfitto è chi non gioca le sue partite.
Le sconfitte, poi, quando arrivano, sono importanti quanto le vittorie. Da loro si impara persino di più.
So che è difficile crederlo, nel momento della sconfitta.
Ma pensa una cosa: cosa succede quando vinci? Esulti, festeggi, vorresti che quel momento non finisse mai, ma già sei proiettato avanti, verso altre partite, preoccupato di vincere anche quelle e non perdere quello che hai appena conquistato.
Quando si perde accade quasi la stessa cosa: certo, non si esulta, ci si dispera, non si sollevano coppe, ma quel proiettarsi avanti è ancora più forte.
Quando si perde, si pensa subito ad una rivincita, la si costruisce, la si prepara.
Ti capiterà spesso di perdere, o di credere di perdere.
Ogni volta che accadrà, pensa subito alla rivincita, a non fare gli stessi errori di prima, e giocare di nuovo la partita. Forza, testa sotto, e pedalare. E crederci.
E fidarsi della propria curiosità. Ecco, un augurio forte che posso farti: quello di essere curioso, e di saper seguire la propria curiosità. Scoprire cose nuove, vedere sempre un lato nuovo e diverso dal quale osservare il mondo, e se stessi.
E, poi, bisogna, giocoforza, saper anche essere realisti.
Saper coniugare passione, speranze, e realtà.
Anche qui la metafora del calcio può servire. Quando una squadra è palesemente più debole di un'altra, sa che se va all'attacco perderà di tanto, mentre se prende atto della realtà, e cerca di sistemare le cose per non far emergere del tutto la differenza di forza, magari qualcosa riuscirà a strapparla.
Ecco, certi desideri (anche nascenti dalla passione di cui ti dicevo prima) possono sembrare come certe partite che si giocano contro una squadra troppo più forte. A me così è sembrato lottando contro i baronati e le raccomandazioni universitarie.
La partita va giocata, sicuramente. Ma una speranza, piccola, di vincerla la puoi avere se hai ben presente la realtà della partita stessa, la differenza di forza, la sproporzione tra i tuoi mezzi e i tuoi desideri. Comportamento accorto e molto tattico, allora.
Il che vuol dire, a volte, anche sapersi accontentare: cosa brutta, lo so, a sentirselo dire.
Ma la passione può, deve, portare alla realizzazione di un qualcosa. Se porta solo all'illusione di qualcosa che l'evidenza dice che non si realizzerà mai, allora diventa una prigione. Diventa, appunto, quella illusione che da buon buddista non posso che combattere e non augurarmi per te.
La vera forza è modificare il corso dei propri sogni, quando si capisce che quel sogno che si covava dentro non si è realizzato e la realtà delle cose ci dice che non si realizzerà tanto facilmente. Non accanirsi, ecco. Saper deviare. Per, poi, magari, riprendere. "Il tempo è galantuomo": chissà se questo proverbio ancora si userà, quando (e se) leggerai queste righe.
Altra cosa. Cerca di mantenere sempre un senso di giustizia. Il mondo è pieno di ingiustizie e di disuguaglianze. Non passarci accanto con sguardo indifferente. Nel tuo piccolo, nel tuo molto piccolo, non le replicare. Cerca sempre di domandarti se quello che fai crea una ingiustizia per qualcun altro. E sappi rispettare le regole, e le persone.
E pensa che quello che fai ha sempre una ripercussione sugli altri. E, allora, quello che si fa deve essere sempre fatto si per il bene proprio ma non a pregiudizio del bene comune.
Vedi, nasci in un momento in cui un certo Berlusconi (di cui spero tu non sentirai mai più parlare) è stato eletto con tantissimi voti presidente del consiglio (cioè, è diventato il capo del paese). Questa persona qui ha da sempre manifestato molto disprezzo per le regole, ha incitato all'odio sociale, all'egoismo. Ha dimostrato indifferenza verso i più deboli e i meno fortunati. Ha costruito una società in cui o hai successo, e non importa come lo raggiungi, o sei uno sfigato che si deve solo vergognare.
Berlusconi, quando tu sarai grande, sarà bello che morto e sepolto, ma ci saranno i berluschini (e tra questi un certo Formigoni e un certo Fini), i suoi epigoni che, come tutti gli epigoni, ne amplificheranno i difetti, senza averne i (pur pochi) pregi.
La società in cui vivrai sarà, molto probabilmente, ancora inquinata da questa ondata di razzismo,fascismo e clericalismo che io e tua mamma stiamo vivendo con preoccupazione.
Forse non è un caso che questa lunga lettera te la scrivo il 25 aprile, giorno in cui, 63 anni fa, il nostro paese è stato liberato da una dittatura fascista.
A proposito, se nei libri di storia non troverai menzione di cosa è stato il fascismo, chiedicelo. Perchè in questi giorni proprio quell'uomo di cui ti dicevo, insieme ai suoi amici, stanno dicendo che vogliono riscrivere i libri di storia e cancellare il capitolo sulla resistenza al nazi-fascismo. Chiedi ai tuoi genitori cosa è stata la resistenza, cosa è stato il fascismo in Italia.
Tu non vergognarti, invece, di pensare a chi sta peggio di te. E di contribuire, nel tuo piccolo, nel tuo molto piccolo, a costruire una società che non abbia così tante diseguaglianze. Una società migliore di quella che questo paese così scassato come l'Italia ti ha fatto trovare.
Ai tempi in cui nasci tu, queste idee si dicono di sinistra. Non so che piega prenderà la cosa, come si chiameranno queste idee, forse non saranno chiamate di sinistra, ma so sicuramente che ci saranno, perchè, finchè ci saranno ingiustizie e diseguaglianze, ci sarà sempre qualcuno che non si volterà indietro. Io sarei molto orgoglioso di avere un figlio che non si volterà indietro e che, come sta cercando di fare suo padre, vorrà costruire il suo futuro e la società in cui vive senza scorrettezze, con uno sguardo limpido sulle cose, avendo rispetto per le persone, usando modi gentili e garbati, entrando con delicatezza nell'animo delle cose, avendo senso di cura per le persone e per le cose, preservando la propria anima da intrusioni, come quelle televisive, per nulla delicate e per nulla rispettose nè curanti.
E, poi, non avere paura. Nè vergogna.
Non avere paura o vergogna di piangere, quando ti sembrerà che piangere sia una ammissione di debolezza. (E, poi, sappi che le donne, quelle vere, e non quelle che imitano i peggiori difetti degli uomini, adorano vedere un uomo piangere, perchè lo ritengono più vero).
Non avere paura anche di avere paura, quando ti sembrerà che dimostrarla sia un segno di pavidità.
Non avere paura o vergogna di dire quello che pensi, anche quando sai che la maggioranza non la pensa come te. Anzi, fatti forte di questa eventualità, se e quando capiterà.
Senza, però, cercarla ad ogni costo: i professionisti del no e delle minoranze a tutti i costi sono, a loro modo, molto simili a quella maggioranza che vorrebbero combattere.
Non avere paura di morire. La morte, è un accidente che però capita a tutti. Ma può non voler dire dire fine di tutto. La morte, quella di cui veramente avere paura, è un'altra cosa: è la fine delle speranze, delle idee, della voglia di cambiare e di migliorare, della voglia di sfidare. Quando io non ci sarò, cercami comunque in qualcosa o in qualcun altro: sai che per il buddismo è molto probabile rinascere, reincarnarsi in altre vite? Potresti avere sorprese bellissime, e capire che niente muore veramente. Ti do un suggerimento: cercami nel mare, che per me è la cosa più bella che c'è in natura, e magari proprio nel mare della Calabria, da dove io sono venuto, e che spero farà innamorare anche te (l'altro mio grande amore non umano è la città di Roma, dove ho fortemente voluto tornare a vivere, ma questo è un altro discorso).
Non avere paura o vergogna di combattere ogni forma di ipocrisia: la chiarezza e la limpidezza di pensiero e di comportamento, alla lunga, hanno la meglio su ogni falsità e su ogni gioco meschino.
Non avere paura o vergogna di amare, una donna o un uomo (se ti capiterà di innamorarti di un uomo: molti, anche tra quelli che dovrebbero difenderti, e qui penso ai cattolici ipocriti di cui questo paese è pieno, ti prenderanno in giro, ti diranno che sei un malato, un pervertito, e se non arriveranno a dire questo, comunque diranno che non hai il diritto di farti una famiglia, ma tu non curartene, e fatti forte del tuo amore).
In amore, come forse in tante altre cose, non c'è alfabeto: sbaglierai molto spesso, ti sembrerà di non saperci fare (così spesso capita a me). Ma dai te stesso, senza riserve, e con il cuore (che io stesso ho usato in molte occasioni della vita, compresa questa lettera, scritta di getto, pensando di doverti dire qualcosa di molto importante, che doveva rimanere).
Tutto torna, prima o poi. Fidati.
p.s.: se questa lettera potesse avere anche un accompagnamento sonoro, io ti consiglierei "born to run" (springsteen), una canzone del 1975, pensa tu quanto è antica, ma ancora attuale, perchè di essere nato per correre, in ogni senso, anche solo figurato, ti sembrerà sempre...

Aria strana oggi, qui sul ponte della nave. Come di quiete prima della tempesta.
Sensazione di qualcosa di ineluttabile, e di sgradevole, che sta per avvenire.
E che "deve" avvenire.
Un via vai tranquillo, eppure, sotto traccia, teso, di persone con una tessera in mano.
Arriverà, la tempesta.
Tutti, qui sulla nave, lo sanno. E, quel che è peggio, lo sentono.
E avrà la faccia di un ultrasettantenne rifatto e ricchissimo, pieno di ville che, in camicia nera, saluterà una folla di teledipendenti, di casalinghe adoranti, di persone che sembrano il prolungamento del loro Suv, di professionisti dalla morale doppia, di evasori fiscali, di dipendenti che stentano ad arrivare a fine mese, di operai con bassi salari.
Persone molto diverse tra loro, con portafogli e conti in banca lontanissimi, ma accomunate tutte da due cose.
Sono persone che tutto perdonano, anche i reati di mafia, tranne l'essere, in qualche modo, sia pure lontano e sfocato, di sinistra.
E sono persone che probabilmente non hanno mai aperto, seriamente, un buon libro di storia.
Chi frequenta questa nave lo sa. Qui, sul ponte, arrivano echi di notizie. Frammenti di informazioni.
Da qualche setimana, è arrivata la notizia che si vota per le politiche.
Sono anche arrivate alcune dichiarazioni di alcuni candidati. Ma, un po' il vento che ha fatto volare via i fogli di giornale, un po' la salsedine che ha cancellato alcune pagine, non tutto è arrivato.
Ho letto alcune dichiarazioni, per esempio di un tizio, un certo Calearo, che santificava Mastella per aver fatto cadere il governo Prodi. E quelle di un generale dell'esercito che diceva che gli omosessuali sono inadatti all'esercito. E poi quelle di una tizia, una certa Binetti, con i capelli cotonati color nuvola grigia padana, che, cilicio attaccato sulle gambe, diceva che mai e poi mai si dovevano riconoscere i diritti delle coppie di fatto. E che si, la legge sull'aborto, andava profondamento ridiscussa.
La parte di giornale dove però era scritto lo schiaramento di queste persone qua era stata portata via dal vento, o cancellata dalla salsedine.
Ma non ci voleva molto a capire che si trattava di candidati di destra. I soliti argomenti portati avanti dalla destra.
E per questo, proprio per questo, ho deciso di votare per lo schieramento avverso, quello che ha più possibilità di vincere. Partito che pare, però, abbia cambiato nome. Qualcuno mi ha detto che si chiama PD.
(E qui i mozzi a riderci sopra, formulando le ipotesi più improbabili.
Popolo deificato? Pizza e Datteri? Poppe danzanti? Pipì derattizzata? Prendilo Dietro?
Partito democristiano?)


se qualcuno mi dovesse chiedere cosa intendo io per poesia,
gli farei vedere questa foto

fili di cotone
si intrecciano
fino a perdere
l'inizio
e la fine
così simili
alle parole
con cui
accompagnamo
il pensiero
sulle cose

un solo sasso
sulla spiaggia
regala ipotesi
di solitudine
quieta

L'acque scorre
con piccoli abbagli
e parvenze di arcobaleno
quando il sole
vi si riflette

Si, tento una carrambata. Roberto Todini, di Roma, se per caso capiti qui, sappi che io sono il tuo compagno di banco degli ultimi due anni di liceo e che sentendo l'ultimo album del Boss, mi è venuta voglia di rivederci.
We liked the same music, we liked the same bands
we liked the same clothes
Se posso emozionarmi davanti a un album che, secondo me, è bellissimo, in fondo lo devo a te, che mi hai fatto scoprire Springsteen tra i banchi del liceo. Ho ancora le cassettine dove mi hai registrato "Darkness on the egde of town" e quella, gloriosa, dove nel lato A c'è "The dark side of the moon" e nel lato B "Born to run": un compendio della storia del rock!
E allora mi è venuta voglia in questi giorni di risentirmi i vecchi album del Boss, uno ad uno.
E li ho trovati ancora più belli, perchè venati di ricordi miei. Anzi, nostri.
Mi sono ricordato le classifiche che facevamo sulle nostre canzoni preferite. (Mentre in classe si facevano altre classifiche di bellezza e simpatia dove noi ci dividevamo gli ultimi posti). Le risate leggendo il diario in forma di libro (Concetti 1, 2 e 3) che scrivevo durante le ore di lezione. Le partite a calcio, il pomeriggio, nel campetto della scuola. Tutti tentativi per sconfiggere quella strana solitudine che la grande città ti da e che, nell'età post-adolescenziale, diventa un mostro informe e invisibile.
Now we went walking in the rain
talking about the pain from the world we hid
E' venuta la volta di Born in the Usa, e, come sai benissimo, verso la fine, c'è quella ballata rock struggente che si intitola Bobby Jean. E mi sei venuto in mente ancor più chiaramente. Il testo sembra fatto apposta per questa situazione. Persino il nome coincide, Bobby.
Se capiti qui, perchè magari digiti il tuo nome su google (cosa che facciamo in tanti per strane curiosità), allora in qualche modo sono riuscito a raggiungerti. Dei compagni di classe sei l'unico che mi va veramente di rivedere. E, se ti va, scrivimi attraverso questo blog. Sarebbe bello andare in giro per la città commentando insieme l'ultima magia del nostro Boss.
I’m thinking of you
and all the miles in between
And I’m just calling one last time
not to change your mind
But just to say I miss you baby,
good luck, goodbye, Bobby Jean
L'odore della vernice
Fiocchi appesi alle porte delle case
Frammenti di arcobaleno, sotto gli ombrelli
Un treno che parte
Una voce sconosciuta al telefono
La barriera del casello autostradale che si alza
Un libro letto in un giorno
Un treno che arriva
Lo stormire delle foglie dopo mesi di rumore indistinto
Una porta, mai notata prima, che si apre
Una stanza vuota, con dentro solo
l'odore della vernice